LE VENE VARICOSE DEGLI ARTI INFERIORI

Prof. Mariani Fabrizio

Presidente del Collegio Italiano di Flebologia (C.I.F)

Professore a contratto alla Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale e Chirurgia Plastica e Ricostruttiva-Università degli Studi di Siena

Direttore Scientifico CTG - www.terapiacompressiva.it

 

Le vene varicose (varici) sono una malattia cronica (insufficienza venosa cronica) legata a fattori costituzionali e ambientali che rendono meno elastiche le pareti delle vene. Esse si manifestano agli arti inferiori come cordoni superficiali bluastri e tortuosi e possono procurare crampi notturni, gonfiore, pesantezza, bruciore, senso di tensione dolorosa e prurito alle gambe. Se trascurate possono provocare varie complicanze legate al ristagno del sangue, infiammazioni come le flebiti o nei casi più gravi le trombosi venose e le ulcere.

L’indebolimento del tessuto connettivo della parete venosa può alterare il corretto funzionamento delle valvole presenti nelle vene che consentono la risalita del sangue dalla periferia verso il cuore. Il malfunzionamento delle valvole provoca il ristagno (stasi) del sangue e la formazione delle vene varicose.

La presenza di capillari (teleangectasie) e piccole vene superficiali dilatate rappresenta il primo segnale della insufficienza venosa cronica. Grazie ad alcuni esami assolutamente non invasivi come l’ecocolordoppler, la pletismografia ad occlusione venosa o la reografia a luce riflessa, il medico può stabilire la presenza di alterazioni patologiche del circolo venoso superficiale e profondo degli arti inferiori. A seconda della gravità della malattia varicosa possono essere prese in considerazione varie soluzioni terapeutiche: 

- Compressione delle varici con calze elastiche terapeutiche o bendaggi.

- Asportazione chirurgica delle varici, in particolare in caso di dilatazione varicosa di grossi tronchi venosi delle gambe (vena safena).

- Scleroterapia delle varici attraverso l’iniezione di particolari sostanze. L’agente sclerosante provoca un danno all’interno del vaso, una modesta infiammazione ed una retrazione della parete del vaso, con conseguente restringimento dello stesso, fino alla chiusura totale e al suo riassorbimento. La vena sclerosata impedisce al sangue di circolare e la varice diviene invisibile. Questo tipo di trattamento è indicato soprattutto per i capillari, le piccole vene superficiali ed anche in molti casi per la vena grande e piccola safena e le varici collaterali.

 

TERAPIA SCLEROSANTE

La varice o il capillare vengono punti con un ago mentre il paziente, a seconda della tecnica utilizzata, è in piedi, seduto o sdraiato. La sostanza sclerosante viene iniettata attraverso l’ago precedentemente inserito. Esistono numerosi agenti sclerosanti. Durante il colloquio informativo il medico la informerà sulle caratteristiche della sostanza che intende utilizzare. Subito dopo l’iniezione, la varice viene compressa e viene applicata una calza elastica terapeutica o un bendaggio. In caso di varici di piccole dimensioni o di capillari, può essere sufficiente la compressione con un tampone e delle strisce di cerotto e una calza elastica leggera.

Il trattamento sclerosante richiede di solito più sedute di trattamento.

 

COMPLICAZIONI CHE SI POSSONO MANIFESTARE

In corrispondenza della sede dell’iniezione possono comparire ecchimosi (lividi), modesti rigonfiamenti, indurimenti, arrossamenti della cute o una sensazione di tensione: sono fenomeni che scompaiono spontaneamente in alcuni giorni. Dopo il trattamento è possibile che compaia un indurimento doloroso del vaso sclerosato, che di norma regredisce spontaneamente in tempi più o meno lunghi a seconda della reattività individuale. Di rado questi indurimenti, che possono combinarsi con una coloritura marrone della cute (pigmentazione), sono definitivi.

In caso di allergie o di ipersensibilità ai prodotti usati, possono manifestarsi effetti di solito transitori come: prurito, starnuti, eruzioni cutanee, sensazione di gusto metallico in bocca, cefalea, scotomi (visione di punti luminosi), capogiri con vomito, febbre ed altre lievi reazioni che possono avere una durata da alcuni minuti a qualche ora. Complicanze molto serie che possono compromettere le funzioni vitali (cuore, circolazione, respirazione, reni) come lo shock anafilattico sono rarissime.

Se accidentalmente lo sclerosante viene iniettato fuori dalla vena varicosa e finisce nei tessuti circostanti, questi possono infiammarsi in modo più o meno grave e andare incontro a ulcerazione. In rari casi può verificarsi un danno ai tessuti (necrosi) la cui insorgenza, anche senza la fuoriuscita dello sclerosante, non può più essere del tutto esclusa (incidenza di 0,0001% dei casi). Se questi fenomeni si verificano la guarigione avviene con l’uso di medicazioni appropriate da parte del medico e, molto raramente, può rendersi necessaria l’asportazione chirurgica dei tessuti colpiti.

Se la reazione dei tessuti interessa dei nervi cutanei, si possono avere disturbi della sensibilità o una maggiore sensibilità al tatto.

Nel caso in cui all’interno di un vaso sclerosato si dovesse formare un trombo (coagulo di sangue) può rendersi necessaria la sua rimozione per puntura diretta con un ago o la punta di un bisturi. Questi trombi non sono pericolosi: episodi di embolia polmonare dopo terapia sclerosante non sono quasi mai stati descritti. Le infezioni dopo la terapia sclerosante sono praticamente assenti: possono tuttavia richiedere, qualora si manifestino, una terapia con antibiotici. Malattie concomitanti, come ad esempio il diabete, aumentano il rischio d’infezione.

 

SUCCESSO DELLA TERAPIA

Le varici scompaiono dopo il trattamento nella quasi totalità dei casi, eccetto che quando sia presente una resistenza individuale alla terapia. A giudizio del medico la terapia sclerosante dovrà essere ripetuta per effettuare i ritocchi necessari. Dato che non è possibile curare definitivamente e debellare la causa delle vene varicose (la debolezza del tessuto connettivo delle pareti venose), tanto che la malattia è considerata cronica, può accadere che nel corso dei mesi e degli anni alcune delle vene già trattate o precedentemente sane si dilatino e richiedano un nuovo trattamento, utile per mantenere le gambe sempre in forma. Per questo motivo si raccomanda di eseguire controlli periodici secondo le indicazioni del medico.

I CAPILLARI DEGLI ARTI INFERIORI (Teleangiectasie)

 

Le piccole dilatazioni venose rappresentano uno dei problemi estetici più importanti, poiché prediligono il sesso femminile ed affliggono più della metà delle donne europee ed americane. Inoltre possono provocare sensazioni fastidiose, quali bruciore, dolore puntorio, pesantezza, che si accentuano in ortostatismo e nella fase premestruale in una discreta percentuale di casi. La localizzazione preferenziale è rappresentata dal viso e dagli arti inferiori; in genere negli arti inferiori corrispondono al territorio di drenaggio di un tronco varicoso, ma possono anche presentarsi isolatamente e non essere la manifestazione di una insufficienza venosa. Presentano un colore che va dal rosso, per le più fini, al blu e hanno un aspetto vario: filiforme, a pino marittimo, a ragno …
Le cause riconosciute più frequenti di teleangiectasie degli arti inferiori possono essere così riassunte:

– insufficienza venosa cronica;
– fattori ormonali;
– fattori fisici;

Le influenze ormonali nello sviluppo delle teleangiectasie sono ben conosciute: basti
pensare che una delle condizioni fisiologiche più comuni che conducono alla loro comparsa è la gravidanza. L’esperienza clinica inoltre conferma che si può avere, in una alta percentuale di casi, la regressione dei capillari formatisi entro le prime settimane dopo il parto. La causa principale sembra risiedere nell’aumento della distensibilità venosa correlato ai livelli di estrogeni e progesterone. E’ stata dimostrata una azione simile anche in donne che assumono la pillola anticoncezionale. Il fattore più comune che provoca significativa comparsa di teleangiectasie, soprattutto sul volto e agli arti inferiori, è rappresentato dall’esposizione solare. Il meccanismo più probabile che conduce alla vasodilatazione è da riferire alla debolezza delle pareti dei piccoli vasi, indotta da modificazioni degenerative a carico delle componenti elastiche del tessuto connettivo correlate alla esposizione prolungata ai raggi solari. Altri fattori fisici sono rappresentati dalle applicazioni intense e prolungate di calore (ad esempio borsa di acqua calda e terapie fisiche varie), traumi contusivi, ferite chirurgiche, infezioni cutanee.

La terapia dei capillari degli arti inferiori presenta ancora oggi notevoli difficoltà per l’incostanza dei risultati e l’incidenza di complicazioni, quali la pigmentazione cutanea (colore brunastro della pelle che residua dopo la terapia).

Un’altra complicazione possibile è l’ allergia alla sostanza sclerosante, peraltro molto rara, e la comparsa di piccole ulcerazioni cutanee nella zona dell’iniezione (rarissime!).
La scleroterapia è, ad oggi, il metodo più sicuro e meno costoso, anche se, in casi particolari, possono essere utilizzate tecniche alternative, ma non sostitutive, quali i sistemi lasers o la diatermocoagulazione programmata.

La terapia sclerosante, spesso praticata con troppa leggerezza e superficialità, deve essere eseguita dopo un esame clinico e ecodoppler accurato, anche nei pazienti che si presentano dallo specialista solo per “problemi estetici”, inerenti alla comparsa di piccole dilatazioni venose arborescenti e/o puntiformi alle estremità inferiori, per la possibilità di origine quanto mai varia e la sempre possibile presenza di una insufficienza venosa non diagnosticata. La strategia terapeutica, ed in particolare la scelta dei punti di iniezione, per le considerazioni esposte, assume una importanza fondamentale per il conseguimento di buoni risultati. La buona tecnica e la giusta scelta del farmaco sclerosante, in concentrazione e dose adatta, determinano il successo della terapia.

Buoni risultati si ottengono in circa il 90% dei casi, se vengono seguite le regole citate e se vi è la collaborazione attiva del paziente, che deve essere consapevole che la terapia è spesso lunga ed i risultati definitivi si ottengono solo dopo alcune settimane o, in certi casi, mesi dall’inizio della terapia.

I capillari degli arti inferiori possono manifestarsi di nuovo negli anni perché esiste una “predisposizione” naturale alla loro comparsa, di solito però non si vedono più nelle zone trattate con la scleroterapia, ma in zone diverse dove si sarebbero comunque presentati. 

Controlli annuali e poche sedute di scleroterapia permettono quindi di mantenere le gambe sempre “pulite” dai capillari. 

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