CENTRO MEDICO AURORA

  • radiografie
  • ecografie
  • raggi
  • visite oculistiche
  • psicologia

Alluce valgo?

Via in pochi minuti senza dolore

L’anestesia è costituita da iniezioni di anestetici locali alla caviglia o al piede; il paziente non sente alcun dolore, è sveglio durante l’intervento e può riprendere subito dopo a camminare. L’intervento si svolge in day hospital o ambulatorialmente.

La tecnica chirurgica: Le incisioni sono assai piccole, di 2-3 mm, allo scopo di risparmiare il più possibile i tessuti e quindi di agevolare la guarigione e ridurre in modo estremo il dolore post-operatorio.

Gli strumenti utilizzati per operare sono delle piccole frese, introdotte attraverso le incisioni.

Quando è necessario fare osteotomie, cioè “tagli”, “piccole fratture” dell’osso, esse sono stabili intrinsecamente, sia perché le parti molli che le circondano sono integre, sia perché effettuate con inclinazioni opportune che consentono la stabilità col carico; non sono necessari ferri, fili metallici che sporgono dalle dita e simili.

La durata dell’intervento varia in base alla patologia trattata, ma non supera mai i 10-15 minuti a piede.

Il decorso post-operatorio è quindi assai più semplice e meno doloroso di quanto non fosse un tempo; consente la deambulazione immediata e la ripresa di attività sedentarie già pochi giorni dopo l’intervento

dita a martello

Liberarsene velocemente

Il solo fatto di calzare la scarpa provoca fastidio, procurando sul dorso del dito dolenti callosità che nei casi più gravi possono ulcerarsi. La deformità – una curvatura che in alcuni casi diventa quasi ad “artiglio” – interessa più frequentemente il secondo, il terzo e il quarto dito dopo l’alluce.

“La chirurgia percutanea è risolutiva anche in questi casi – assicura il dottor Nicola Del Bianco, specialista in Ortopedia e Traumatologia –. Bastano pochi minuti e due incisioni di circa 1 millimetro per correggere la deformità, attraverso una serie di atti chirurgici che variano in base alla gravità del caso. È possibile intervenire su tendini retratti che hanno perso la loro funzione, rimodellare salienze ossee anomale, riallineare un osso interessato da piccole fratture (osteotomie)”. “Non si applicano di norma ferri di alcun genere e la deambulazione è immediata” precisa lo specialista Andrea Bianchi che, con il dottor Del Bianco ed il dottor Fonzone Caccese, pratica la tecnica percutanea in strutture private convenzionate con il SSN in tutta Italia.

metatarsalgia

Quel dolore nelle 'teste' del piede

La metatarsalgia si manifesta come dolore cronico spesso intollerabile, producendo quella tipica callosità plantare, assai spessa, nella parte anteriore e centrale del piede. “Il punto critico è in corrispondenza dei metatarsi, e in particolare delle loro estremità anteriori, chiamate teste” spiegano i dottori Nicola Del Bianco e Andrea Bianchi, specialisti in Ortopedia e Traumatologia. “Quando il peso del corpo è distribuito in maniera non equilibrata si rischia di gravare eccessivamente su alcune teste metatarsali e poco o nulla su altre. Scarpe fisiologiche e plantari ortopedici sono utili solo nei casi di lieve e media entità; nei casi gravi si deve necessariamente ricorrere al trattamento chirurgico”. La chirurgia percutanea è il miglior modo di intervenire: di norma non sono necessari ferri e dopo 15 giorni si possono calzare scarpe normali. Sono sufficienti due-tre piccole incisioni di 2-3 millimetri sul dorso del piede e il chirurgo può intervenire rimodellando salienze ossee o osteotomizzando uno o più metatarsi, in genere i tre centrali sono maggiormente interessati. Il dottor Del Bianco e il dottor Bianchi praticano la tecnica percutanea in strutture private convenzionate con il SSN in tutta Italia.

“Con la deambulazione immediata che segue l’intervento – rassicurano – i metatarsi trovano da soli l’assetto corretto, sollevandosi se sovraccaricati o abbassandosi nel caso opposto: in questo modo la metatarsalgia si risolve del tutto”.

 

 

spina calcaneare

Con tatalgia plantare o tallonite, si definisce una patologia acuta o cronica del retro-piede. Le possibili cause, possono essere distinte in:

- patologia del tessuto molle (fasciti, borsiti, tendinite)

- patologia del tessuto osseo (fratture da stress, sperone calcaneare). Tra le cause di tale patologia, ricordiamo le possibili alterazioni posturali che modificano l’assetto podalico producendo una sindrome da sovraccarico, dimorfismi del piede e del retro-piede (soprattutto il piede cavo), calzature non idonee, esiti di fratture, ecc…

Gli sport più a rischio sono quelli che determinano una forza compressiva a livello calcaneare come il basket, il calcio, la corsa. Una delle cause più frequenti di algia calcaneare, è dovuta alla cosiddetta spina o sperone calcaneare, una sporgenza ossea presente nel margine inferiore del calcagno. Tale sperone, si genera per difetti posturali e/o di appoggio podalico, per microtraumi reiterativi (corridori, podisti, alcuni lavori professionali), per cause genetiche o idiomatiche, per sovrappeso. Sono colpiti maggiormente gli uomini in ragione della maggior frequenza alla pratica sportiva e all’occupazione di lavori pesanti.

Sintomi: dolore al calcagno durante il carico, difficoltà se non con dolore ad effettuare attività sportiva di carico, talvolta gonfiore nella zona interessata. Il paziente spesso riferisce che il dolore si acuisce con un certo tipo di scarpe e spesso anche scalzo. Diminuisce con il riposo a letto.

Diagnosi: all’esame radiografico si può evidenziare lo sperone calcaneare soprattutto nella proiezione laterale, quando non si evidenzia tale processo osseo, è raccomandato di eseguire un’ecografia dei tessuti molli circostanti, in quanto esiste una stretta correlazione con la fascite plantare che può simulare tale patologia.

Terapia: plantari con scarico del retro-piede per ridurre il peso nella zone dolente, terapia antinfiammatoria per via sistemica, cicli di fisioterapia come tecar, ipertermia ed ultrasuoni in acqua. Talvolta, quando ci si trova di fronte ad uno sperone osseo che non migliora con le già citate terapie, è indicato l’utilizzo delle onde d’urto, meglio se ecoguidate. Il paziente affetto da tale patologia è invitato - qualora ne avesse bisogno - a dimagrire. La terapia infiltrativa con cortisonici deve essere limitata a casi sporadici e se dovesse fallire il trattamento conservativo; le infiltrazioni di cortisone, dopo un periodo di benessere possono addirittura peggiorare la sintomatologia algica, in quanto predispongono ad ulteriori micro calcificazioni (precipitazione del cortisone). La terapia chirurgica con tecnica percutanea è limitata ad una piccola percentuale di pazienti che hanno provato ogni tentativo: laddove ci sarà una spina calcaneare, il chirurgo provvederà alla sua rimozione attraverso un piccolo accesso laterale.

 

CENTRO MEDICO AURORA | 408, Via Roma - Collevario - 62100 Macerata (MC) - Italia | P.I. 01568590432 | Tel. +39 0733 32155 | aurora@centromedicomacerata.it | Informazioni legali | Privacy | Cookie Policy | Sitemap
Powered by  Pagine Gialle  -  SmartSite Easy